Il mio “battesimo” con la fotografia risale al 1976 quando, acquistata la mia prima fotocamera, una VOIGTLANDER, ho cominciato ad imparare innanzitutto ad. . . usarla. Sono rimasto immediatamente affascinato dalla possibilità di creare un’ immagine che raccontasse qualcosa di me attraverso l’uso di un mezzo meccanico. Le mie prime foto sono state in bianco-nero. Ho sperimentato l’arte di svilupparle e stamparle accostandomi così alle tecniche di ripresa e stampa che, l’ausilio di tanti libri ed una grande passione, mi hanno consentito di affinare sempre più. Poi, il balzo in avanti: dal bianco e nero sono passato al colore ed ho dovuto ricominciare ad imparare tutto daccapo. E’ stata un’esperienza entusiasmante che, confesso, mi ha molto divertito aprendomi nuovi orizzonti e facendomi conoscere nuovi strumenti di espressività. L’arte della fotografia si apprende però anche attraverso le esperienze di altri per cui, non appena mi si è presentata l’occasione, ho partecipato a corsi fotografici tenuti da grandi maestri della fotografia italiana e mondiale. Ho lavorato fianco a fianco con Fulvio Roiter, Giovanni Cozzi, Danilo Cedrone, Franco Fontana, Roberto Rocchi, Letizia Battaglia, Mauro Galligani, Gianni Berengo Gardin, Ferdinando Scianna, Maurizio Galimberti. Ognuno di loro mi ha lasciato qualcosa del loro modo di fare fotografia e soprattutto la voglia di continuare a ricercare in me stesso cose da raccontare attraverso una foto. Non ho mai partecipato ad alcun concorso fotografico per mia scelta però nel 1982 e nel 1984 ho presentato al Teatro Vittorio Emanuele di Noto delle personali che hanno riscosso un buon successo di pubblico e di critica. Ho partecipato inoltre a diverse collettive. A questo punto sorge spontanea una domanda: Ti senti un artista o un fotoamatore? Scelgo senza tentennamenti la seconda opzione. Sono un fotoamatore “da manuale”, con tanta voglia di fotografare ciò che ci circonda, uno che quando può non si stacca dalla sua macchina fotografica per non perdere l’opportunità di fissare emozioni, sensazioni, paesaggi, volti. Quando riesco nell’intento, mi sento profondamente felice. Quanto all’ossessione della tecnica e degli apparecchi fotografici di alto livello che prende molti fotoamatori, ebbene io penso che si possa fotografare anche con una macchinetta ed esprimere ugualmente il proprio stato d’animo. Non importa se la fotografia è sfuocata, mossa, poco dettagliata, senza colore, l’importante è che abbia un’anima, che racconti qualcosa, che faccia pensare, ridere, piangere, in poche parole che parli dell’oggetto della fotografia o di chi ha fotografato. Oggi siamo bombardati da ogni sorta di immagini ed abbiamo imparato a giudicarle secondo i nostri parametri di giudizio, certamente personali ma comunque mediati dalla nostra cultura, dai nostri sentimenti, dal nostro modo di pensare, da cosa ci aspettiamo di vedere. Permettetemi di darVi un suggerimento: fermateVi pochi secondi a guardare le foto in mostra poi chiudete gli occhi e cercate di visualizzarne una. Se riuscirete a farlo, la foto che Vi ha maggiormente colpito, regalandoVi un’emozione, sarà la vostra foto.

 Gaetano Bufalino

 

postmaster@gaetanobufalino.it

 

 

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